martedì 31 maggio 2016

L'altra sete - A. Torriani

Interessante la descrizione della negazione della malattia (la scoperta del diabete) e quella del dolore per la perdita dell'uomo amato. La descrizione della difficoltà di trovare un senso, un motivo di gioia. In particolare
interessanti alcune descrizioni del dolore fisico dato da certi cortocircuiti mentali.
Carine alcune descrizioni del difficile rapporto madre-figlia, della difficoltà di liberarsi dalle catene materne per una piena autonomia.
Banali alcune scelte stilistiche (se non si è Montale, eviterei frasi come "magra come il suono di una piuma" o "una fila di pigiami in sequenza d'imbarazzo"...).
Ma soprattutto peccato per l'epilogo: spiega l'esordio, cioè (spoiler) come è avvenuta la morte della persona amata e rende tutto banale, inutilmente provocatorio, inutile. Non era necessario sapere il come, soprattutto perché era chiaro da alcuni indizi seminati nel romanzo che fosse avvenuto per un incidente di macchina. Questo bastava: il romanzo si poggiava sulla descrizione di un'assenza, non era fondamentale come fosse avvenuta.
Peccato.

martedì 24 maggio 2016

Dove finisce Roma - P. Soriga

Appunti sintetici.
Cosa è piaciuto:
- la caratterizzazione dei personaggi: pare di averli davvero conosciuti, grazie alla descrizione tramite le azioni, gli sguardi, i cenni silenziosi del capo.
- la formazione della protagonista, giovane donna pronta a comprendere aspetti quali le ingiustizie sociali, la necessità dell'impegno nella Resistenza, ma al tempo stesso ancora ragazza: in parte avventata (aderisce alla Resistenza sì per spirito di giustizia, ma anche per sconsideratezza), sognatrice (la cotta adolescenziale per il ragazzo bello e stronzo), ribelle (il rapporto-scontro con la sorella Agnese e cognato che le fan da genitori, sia concretamente, accogliendola in casa, sia proponendo un modello comportamentale conservatore/fascista al quale opporsi), scissa tra il desiderio di autonomia e libertà e la nostalgia per il focolare domestico, per la madre e le sorelle lontane, in Sardegna, gli odori di casa (es. quello del camino), le tradizioni famigliari (l'intrecciatura delle palme per la domenica delle palme), la vita piccola e raccolta del paese; la voglia di esser bambina e poter esser abbracciata dalle braccia rassicuranti del padre e al tempo stesso il voler essere donna e abbracciata dall'uomo amato.
- la descrizione sociale della Roma della prima metà del Novecento, con la contrapposizione tra romani e meridionali, tra borghesi e popolo, fascisti e comunisti.
- la descrizione (accennata) della Resistenza romana, dei suoi luoghi (non conoscevo le cave-grotte rifugio), dei suoi quartieri-fortino, come Centocelle, il rastrellamento del Quadraro il 17 aprile 1944, ovviamente lo svuotamento del Ghetto (nel libro il 16 dicembre, anche se da internet mi risulta il 16 ottobre), i bombardamenti, le fosse Ardeatine.

Cosa non mi è piaciuto:
- lo stile, l'assenza di punteggiatura, nonostante la continua alternanza di discorsi (anche diretti!) tra voce del narratore e dei diversi personaggi; punteggiatura che a volte mi obbligava a rileggere delle frasi per comprendere di chi fosse il punto di vista o la voce. Elemento molto fastidioso, che per gran parte del libro me ne ha inficiato il piacere di lettura.
- il finale come interrotto, il non sapere cosa ne è stato dell'ebrea Micol; ma probabilmente è stato così per molti e in fondo non si può chiedere ai romanzi di ricomporre una verità che non sempre trova chiarezza neppure nella vita reale.

sabato 14 maggio 2016

Fuga dal campo 14 - B. Harden

La storia incredibile di un ragazzo nato in un campo di detenzione in Corea del Nord, dove i genitori erano
stati rinchiusi; il padre per una colpa del fratello, la madre per cause non note. Cresce, va a "scuola" (in realtà una sorta di avviamento al lavoro, forzato) assieme a bambini nati come lui nel campo, soggetti agli umori delle guardie (si può morire a otto anni picchiati in classe per aver rubato un paio di chicchi di mais, come una compagna), ignari dell'esistenza di un mondo esterno al campo, di cibi diversi dal cavolo e mais e dai topi catturati e arrostiti (o mangiati crudi per non destare sospetti col fuoco), considerati talmente inutili e sottomessi da non ricevere neppure l'onnipresente propaganda legata ai Leader, padri della nazione.
La possibilità di crescere nell'assenza totale di un'amore famigliare (la madre e il padre sono uniti in matrimonio per volere dei gestori del campo e la madre non degna mai il figlio di amore e attenzione).
Nel libro il protagonista racconta spesso di come l'unico valore appreso fosse quello della sopravvivenza, a costo di sacrificare le persone più vicine (nel caso specifico il tradimento della madre e del fratello, nel timore di una punizione personale) e l'idea che il rimorso e la riflessione sulle proprie azioni possa avvenire solo quando si è "al sicuro": "Nel Campo 14 non era mai stato sfiorato dal senso di colpa. [...] Ma ora era un sopravvissuto adulto, e con l’aumentare del suo distacco emotivo dal campo l’ira lasciava spazio al rimorso e al disprezzo di sé. [...] Avendo visto con i suoi occhi come si comportano le famiglie amorevoli, non riesce a sopportare il ricordo del figlio che è stato." (p. 196).
Questo libro mi ha ricordato molto L'eliminazione, con la differenza che - in quello - il protagonista veniva costretto a degradarsi e a dimenticare la propria umanità per poter sopravvivere, mentre in questo l'aspetto incredibile è che il protagonista nasce in tale contesto e conosce solo quello; aspetto che gli renderà difficile, anche una volta fuggito, riuscire ad apprendere i - per noi normali - sentimenti di amore e fiducia. Questo aspetto fa riflettere sull'importanza, nell'educazione, dell'esperienza personale: solo esperendo l'amore lo posso vivere, capire e riprodurre, da adulto.

sabato 7 maggio 2016

Pyongyang - G. Delisle

Viaggio di lavoro del 2003 nella Corea del Nord.
La difficoltà di vedere la vera Corea: l'isolamento dei lavoratori stranieri/cooperanti, obbligati (i primi) a muoversi sempre con guida e interprete e solo in certe zone (la possibilità di visitare solo due stazioni del metrò e il dubbi oche siano le uniche due opulente).
La costruzione di enormi palazzi che si scopre essere inutilizzati (es. il palazzo del cinema, usato solo una tantum in occasione di un festival internazionale)
La propaganda continua: la presenza in ogni stanza (!) della foto dei due leader, i telegiornali di regime, il museo dell'amicizia.
Mi ha fatto venire voglia di approfondire la conoscenza della Corea del Nord.
Molto interessante!