domenica 24 agosto 2014

Avevano spento anche la luna - R. Sepetys

Questo interessante libro mi ha permesso di scoprire una storia che conoscevo male e solo per cenni. Il romanzo tratta la deportazione nei gulag dei Lituani considerati antisovietici (bibliotecari, intellettuali, ecc...) dopo l'invasione della Lituania nel 1940.
Il libro ricorda le memorie dei deportati ebrei ad opera dei nazisti: intere famiglie e bambini lasciati a morire di fame in campi di lavoro, uccisi per un nonnulla, impegnati quotidianamente in una lotta per la vita.
Il libro è un romanzo e non un'autobiografia, ma potrebbe tranquillamente essere adottato in una classe - forse delle superiori - per aiutare a comprendere a che punto può arrivare la follia umana. Mi ha ricordato, come emozioni, il libro sui deportati cambogiani, con la differenza che quest'ultimo possiede forse una forza maggiore, dovuta al suo essere un'autobiografia.
Un libro che consiglierei.

giovedì 21 agosto 2014

I Buddenbrook - T. Mann

Romanzo con due assi di interesse, almeno per me
 Da un lato la rappresentazione storica della società borghese e del mondo commerciale nella Germania ottocentesca. Dall'altro le relazioni tra fratelli in tale contesto alto borghese, l'importanza del decoro, l'impossibilità di vivere una vita secondo i propri desideri (o meglio, la possibilità di farlo a costo di perdere qualsiasi diritto sui propri beni e il rispetto della Società).
Interessante anche vedere come l'evoluzione sociale renda difficile ai giovani il vivere "come i vecchi", per i quali mancava uno spirito introspettivo e dunque era più semplice accettare norme e costumi immutabili.
Un libro non memorabile ma una famiglia che mi ha tenuto piacevolmente compagnia con tutte le loro intricate e banali vicende quotidiane, le nascite e le morti e il passare del tempo che tutto cancella. Interessante forse questa sensazione che lascia il libro, nel quale vengono sotterrati prima i vecchi e poi i giovani diventati vecchi ecc...; sensazione di transitorietà e di vacuità di molte faccende terrene, che spinge a vivere e gioire di ogni momento in cui tracciamo la nostra storia nel libro della nostra famiglia.

giovedì 7 agosto 2014

Tener viva la speranza - H. Abdi

Un altro libro che ho letto con piacere e consiglio vivamente.
Le ragioni: innanzitutto mi ha fatto conoscere la realtà della Somalia, tramite la storia della dottoressa Abdi, che - orfana di madre e data sposa a 12 anni - è riuscita giovanissima a ottenere il divorzio e ad andare a studiare medicina in Russia negli anni Sessanta, per poi tornare a servire il proprio paese come ginecologa, fondando una clinica che - con lo scoppio della guerra civile negli anni Novanta, si è trasformato in un enorme campo profughi.
Questa storia - oltre a essere un'incredibile testimonianza di cosa può fare anche solo un singolo individuo quando determinato - trovo sia interessante perché ci ricorda come le nostre civiltà, le conquiste ottenute (pace, democrazia, benessere,...) siano in realtà dei doni fragili e preziosi. Mi ha ricordato la storia dell'Iran o dell'Afganistan, dove nel corso del Novecento ci sono stati periodi nei quali le donne vestivano all'occidentale, senza velo, ascoltavano musica e sognavano ciò che anche noi sogniamo, mentre oggi le loro nipoti vivono senza i diritti di cui godevano le loro nonne. Anche in Somalia un periodo di relativo benessere (probabilmente limitato ad alcune aree urbane e retto da politiche assolutistiche) ha lasciato il posto alle guerre tribali degli anno novanta che oggi addirittura hanno lasciato il posto a fanatismi religiosi figli dell'ignoranza nella quale i giovani sono cresciuti, privi di istruzione e possibilità e pronti ad abbracciare "teologie della liberazione" che promettono loro una vita migliore. Terribie leggere di come i signori della guerra boicottassero il commercio di banane che i contadini praticavano con l'occidente poiché non potevano trarne guadagno: preferivano affamare i loro concittadini piuttosto che perdere un affare.
Incredibile è poi anche la figura di Hawa Abdi, pronta a perdere la vita pur di portare avanti i suoi ideali - forse anche grazie al fatalismo contadino ereditato dalla nonna che le ricorda che tutti dobbiamo morire e che vale la pena almeno farlo a testa alta, come racconta in occasione della morte di una donna uccisa per essersi opposta ad uno stupro. Una testimonianza preziosa e fiera. Una donna capace di tenere testa agli uomini, per di più in un paese maschilista dove il "povero" marito finisce per andare in crisi davanti ad una donna che guadagna più di lui e realizza più di lui. Una figura che anche in Italia risulterebbe oggi in parte eroica, se si pensa ai tanti femminicidi compiuti da uomini "schiacciati" da donne troppo forti.

domenica 3 agosto 2014

Expo 58 - J. Coe


Un romanzo leggero, ben scritto, col pregio di raccontare una Bruxelles del 1958, un'atmosfera e un periodo storico particolare: quello dell'incontro tra culture e nazioni alla Esposizione Universale del 1958 in Belgio, la prima dopo la seconda guerra mondiale.
Il libro presenta un intrigo da spy-story ma in realtà delinea anche uno spaccato sulla società postbellica,dove gli impegni coniugali e la rincorsa della felicità individuale erano frenati dai vincoli sociali e dalle regole piccolo borghesi.
Il romanzo quindi racconta la possibile fuga dalla routine coniugale con un protagonista dilaniato dalla scelta tra una felicità possibile, ma socialmente inaccettabile e una routine rassicurante, ma noiosa e triste.
Un libro da compagnia, ma con qualche pretesa di contenuto. Piacevole ma non essenziale.