giovedì 7 agosto 2014

Tener viva la speranza - H. Abdi

Un altro libro che ho letto con piacere e consiglio vivamente.
Le ragioni: innanzitutto mi ha fatto conoscere la realtà della Somalia, tramite la storia della dottoressa Abdi, che - orfana di madre e data sposa a 12 anni - è riuscita giovanissima a ottenere il divorzio e ad andare a studiare medicina in Russia negli anni Sessanta, per poi tornare a servire il proprio paese come ginecologa, fondando una clinica che - con lo scoppio della guerra civile negli anni Novanta, si è trasformato in un enorme campo profughi.
Questa storia - oltre a essere un'incredibile testimonianza di cosa può fare anche solo un singolo individuo quando determinato - trovo sia interessante perché ci ricorda come le nostre civiltà, le conquiste ottenute (pace, democrazia, benessere,...) siano in realtà dei doni fragili e preziosi. Mi ha ricordato la storia dell'Iran o dell'Afganistan, dove nel corso del Novecento ci sono stati periodi nei quali le donne vestivano all'occidentale, senza velo, ascoltavano musica e sognavano ciò che anche noi sogniamo, mentre oggi le loro nipoti vivono senza i diritti di cui godevano le loro nonne. Anche in Somalia un periodo di relativo benessere (probabilmente limitato ad alcune aree urbane e retto da politiche assolutistiche) ha lasciato il posto alle guerre tribali degli anno novanta che oggi addirittura hanno lasciato il posto a fanatismi religiosi figli dell'ignoranza nella quale i giovani sono cresciuti, privi di istruzione e possibilità e pronti ad abbracciare "teologie della liberazione" che promettono loro una vita migliore. Terribie leggere di come i signori della guerra boicottassero il commercio di banane che i contadini praticavano con l'occidente poiché non potevano trarne guadagno: preferivano affamare i loro concittadini piuttosto che perdere un affare.
Incredibile è poi anche la figura di Hawa Abdi, pronta a perdere la vita pur di portare avanti i suoi ideali - forse anche grazie al fatalismo contadino ereditato dalla nonna che le ricorda che tutti dobbiamo morire e che vale la pena almeno farlo a testa alta, come racconta in occasione della morte di una donna uccisa per essersi opposta ad uno stupro. Una testimonianza preziosa e fiera. Una donna capace di tenere testa agli uomini, per di più in un paese maschilista dove il "povero" marito finisce per andare in crisi davanti ad una donna che guadagna più di lui e realizza più di lui. Una figura che anche in Italia risulterebbe oggi in parte eroica, se si pensa ai tanti femminicidi compiuti da uomini "schiacciati" da donne troppo forti.

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