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giovedì 20 ottobre 2016

Adua - I. Scego

Per la recensione, rimando al blog Impronte di Caffè, che ne ha sintetizzato perfettamente la discussione.
Un libro che non mi spiace di aver letto, perché di colonialismo italiano so poco, ma che ha un potenziale non sviluppato: troppi argomenti, troppa superficialità.

martedì 31 maggio 2016

L'altra sete - A. Torriani

Interessante la descrizione della negazione della malattia (la scoperta del diabete) e quella del dolore per la perdita dell'uomo amato. La descrizione della difficoltà di trovare un senso, un motivo di gioia. In particolare
interessanti alcune descrizioni del dolore fisico dato da certi cortocircuiti mentali.
Carine alcune descrizioni del difficile rapporto madre-figlia, della difficoltà di liberarsi dalle catene materne per una piena autonomia.
Banali alcune scelte stilistiche (se non si è Montale, eviterei frasi come "magra come il suono di una piuma" o "una fila di pigiami in sequenza d'imbarazzo"...).
Ma soprattutto peccato per l'epilogo: spiega l'esordio, cioè (spoiler) come è avvenuta la morte della persona amata e rende tutto banale, inutilmente provocatorio, inutile. Non era necessario sapere il come, soprattutto perché era chiaro da alcuni indizi seminati nel romanzo che fosse avvenuto per un incidente di macchina. Questo bastava: il romanzo si poggiava sulla descrizione di un'assenza, non era fondamentale come fosse avvenuta.
Peccato.

martedì 24 maggio 2016

Dove finisce Roma - P. Soriga

Appunti sintetici.
Cosa è piaciuto:
- la caratterizzazione dei personaggi: pare di averli davvero conosciuti, grazie alla descrizione tramite le azioni, gli sguardi, i cenni silenziosi del capo.
- la formazione della protagonista, giovane donna pronta a comprendere aspetti quali le ingiustizie sociali, la necessità dell'impegno nella Resistenza, ma al tempo stesso ancora ragazza: in parte avventata (aderisce alla Resistenza sì per spirito di giustizia, ma anche per sconsideratezza), sognatrice (la cotta adolescenziale per il ragazzo bello e stronzo), ribelle (il rapporto-scontro con la sorella Agnese e cognato che le fan da genitori, sia concretamente, accogliendola in casa, sia proponendo un modello comportamentale conservatore/fascista al quale opporsi), scissa tra il desiderio di autonomia e libertà e la nostalgia per il focolare domestico, per la madre e le sorelle lontane, in Sardegna, gli odori di casa (es. quello del camino), le tradizioni famigliari (l'intrecciatura delle palme per la domenica delle palme), la vita piccola e raccolta del paese; la voglia di esser bambina e poter esser abbracciata dalle braccia rassicuranti del padre e al tempo stesso il voler essere donna e abbracciata dall'uomo amato.
- la descrizione sociale della Roma della prima metà del Novecento, con la contrapposizione tra romani e meridionali, tra borghesi e popolo, fascisti e comunisti.
- la descrizione (accennata) della Resistenza romana, dei suoi luoghi (non conoscevo le cave-grotte rifugio), dei suoi quartieri-fortino, come Centocelle, il rastrellamento del Quadraro il 17 aprile 1944, ovviamente lo svuotamento del Ghetto (nel libro il 16 dicembre, anche se da internet mi risulta il 16 ottobre), i bombardamenti, le fosse Ardeatine.

Cosa non mi è piaciuto:
- lo stile, l'assenza di punteggiatura, nonostante la continua alternanza di discorsi (anche diretti!) tra voce del narratore e dei diversi personaggi; punteggiatura che a volte mi obbligava a rileggere delle frasi per comprendere di chi fosse il punto di vista o la voce. Elemento molto fastidioso, che per gran parte del libro me ne ha inficiato il piacere di lettura.
- il finale come interrotto, il non sapere cosa ne è stato dell'ebrea Micol; ma probabilmente è stato così per molti e in fondo non si può chiedere ai romanzi di ricomporre una verità che non sempre trova chiarezza neppure nella vita reale.

venerdì 12 febbraio 2016

Chirù - M. Murgia

Il libro mi ha subito dato fastidio e i libri che non lasciano indifferenti in genere non sono tempo perso, che piacciano o meno.

In realtà inizialmente mi ha infastidito un dato stilistico e cioè le eccessive (a mio avviso) similitudini, continue nel testo e in generale il linguaggio iperletterario, a mio sentire artificioso.

In realtà alla fine del testo mi sono chiesta se questo stile non volesse riflettere il narcisimo della protagonista, un'attrice supercolta convinta di essere diversa dalla moltitudine che la circonda ed annoia.
Ora che il libro l'ho finito sono perplessa e non so bene che giudizio tributargli. Da un lato infatti la protagonista mi risulta arrogante e antipatica, con la sua pretesa di poter guidare dei giovani in luoghi "eletti" dove senza di lei non sarebbero arrivati; quando mi sono resa conto che questo intendeva quando parlava di "allievo" e "maestra" son rimasta quasi indignata e basita davanti al fatto che della gente possa davvero porsi in tali rapporti. Ma anche questa forse è una reazione "riuscita" da parte della Murgia, che spesso indaga relazione atipiche; relazioni che - per quanto a me possano sembrare assurde - sicuramente vengono vissute ("sai, la gente è strana").
D'altra parte mi sono detta che questa mia "indignazione" forse non era neppure non voluta. Eleonora nel romanzo non viene di sicuro dipinta in modo esclusivamente positivo (non è l'eroina buona, per capirci) e ho ho avuto a un certo punto l'impressione che la protagonista stessa si rendesse conto di tale suo limite, qi questa sua arroganza, o quantomeno che l'autore facesse emergere questo discorso, per esempio nei dialoghi tra essa e il direttore d'orchestra svedese quando discutono il tema dell'eccezionalità e di come in Svezia non sia ben considerata. In realtà però Eleonora stessa nota come il direttore di fatto sia lui stesso eccezionale e non del tutto integrato nell'idea svedese di omologazione, quindi in realtà non son sicura che nel romanzo tale tentativo di emergere venga davvero messo in cattiva luce. In fondo è Eleonora stessa più volte a riflettere su come l'arroganza possa aver valore, quando la superiorità intellettuale è reale (parlando del suo secondo allievo). Boh
In ogni caso non si può certo dire che Eleonora nel romanzo faccia una bella figura: credo che chiunque possa dire che una donna 38enne incapace di accorgersi che sta giocando coi sentimenti di un 18enne sia quantomeno un filo sprovveduta. Eleonora in effetti viene descritta come fragile sentimentalmente, per tutte le ragioni spiegate relativamente alla sua infanzia, sempre sulla difensiva e ostile al mondo intero (la madre la rimprovera di vivere tutto come una lotta), e come lei stessa ammette, nel ragazzo vede la possibilità di guardare il mondo con occhi entusiasti. Senza accorgersi però che questo suo "usare" il ragazzo potesse ferirlo.
E alla fine? Capisce l'errore fatto e matura grazie al direttore d'orchestra? Trova in lui una stabilità che gli permette di chetare le proprie paure. di non aver più bisogno di uno sguardo giovane sul mondo? Io l'ho interpretato così. Chirù di fatto è l'agnello sacrificale che permette a Eleonora di rendersi conto della propria fragilità, accettarla e superarla (anche grazie alla nuova più matura stabilità emotiva). Povero Chirù? Forse anche no, dato che che nel finale pare esser suggerito che questa esperienza gli abbia permesso di scoprire un mondo artistico al quale aspirare, un'ambizione da coltivare. Anche se la stessa viene in parte criticata dalla protagonista quando insegna a Chirù che di consapevolezza "ne basta un po' per allontanarti da quello che non ti sembra all'altezza, ma ne serve tanta di più per tornare indietro a prendertene cura".
Un continuo ondeggiare del testo tra diversi poli, in una sorta di ricerca di equilibrio.
Probabilmente Eleonora è solo una persona, coi suoi limiti e le sue doti; intelligente, spiritosa, generosa, ma al tempo stesso fragile e per questo capace di ferire. Come tutti d'altra parte.
Bon, alla fine, similitudini a parte, credo che questo libro mi sia piaciuto.


martedì 17 marzo 2015

Donne informate sui fatti - C. Fruttero

Non che da questo libro mi aspettassi chissà che (un giallo, una lettura leggera), ma sono stata delusa nelle mie pur povere aspettative.
Il libro a mio avviso è scritto in modo sciatto, cercando di caratterizzare ogni donna tramite una sua propria "voce", che risulta però molto stereotipata e superficiale (si sente che la scrittura è fatta da un uomo, fermo restando che grandi scrittori hanno saputo dare voce a personaggi femminili molto intensi, Anna Karenina in primis). La barista tamarra, la bidella  non valorizzata e ignorata da tutti, la borghese isterica...tutte macchiette più che personaggi; figure piatte e prevedibili, senza una profonda caratterizzazione.
La trama regge (anche se lascia non spiegati i legami tra alcuni colpevoli; come si conoscevano?) anche se non stupisce con colpi di scena finali; trama che è l'unica cosa salvabile del libro, per il quale, in ogni caso, non consiglierei di spendere soldi!

mercoledì 14 gennaio 2015

L'armata dei sonnambuli - Wu Ming

Come sempre, mi sono goduta il libro dei Wu Ming, che riescono a miscelare una trama avvincente da thriller a una ricostruzione storica interessante (in questo caso gli anni del terrore della rivoluzione francese), permettendoti di scoprire, del determinato evento storico, aspetti ignorati nonostante i ripetuti esami sull'argomento; questo perché, nei loro romanzi, i Wu Ming propongono una visione della storia dal basso, romanzando la vita di personaggi che sono stati protagonisti dei vari eventi storici, ma non al punto da esser annoverati nei manuali scolastici.
In questo caso, per esempio, il romanzo mi ha permesso di capire le profonde implicazioni del popolo all'interno della rivoluzione e le tensioni presenti non solo tra i politici implicati, i vari Robespierre, Brissot o Danton, ma anche tra i diversi strati popolari, i borghesi, i popolani, il ruolo delle donne o dei moscardini ("muschiatini" nel libro) dei quali, se mai ne avevo studiato l'esistenza, di sicuro avevo rimosso ogni nozione!
Inoltre il libro mi ha permesso di scoprire la nascita del fenomeno del sonnambulismo e/o dell'ipnosi (molto romanzato nel libro, ma i personaggi sono realmente esistiti, in particolare Mesmer o il marchese di Puységur) nonché alcuni fatti/personaggi della rivoluzione come il misterioso vendicatore del popolo "Scaramouche".
Insomma, come sempre i libri di Wu Ming non mi deludono. Il libro forse non è al livello (di capolavoro) di Q, ma è molto godibile.
Unica pecca (che in realtà può anche essere un piacere) è la dimensione: quasi 800 pagine; pecca perché frenerà molti lettori (e purtroppo non si può usare a scuola - anche se, per certi temi e linguaggio, è comunque un libro solo per superiori), ma piacere per chi ama immergersi nella lettura e naufragarci senza fine! :D

giovedì 7 agosto 2014

Tener viva la speranza - H. Abdi

Un altro libro che ho letto con piacere e consiglio vivamente.
Le ragioni: innanzitutto mi ha fatto conoscere la realtà della Somalia, tramite la storia della dottoressa Abdi, che - orfana di madre e data sposa a 12 anni - è riuscita giovanissima a ottenere il divorzio e ad andare a studiare medicina in Russia negli anni Sessanta, per poi tornare a servire il proprio paese come ginecologa, fondando una clinica che - con lo scoppio della guerra civile negli anni Novanta, si è trasformato in un enorme campo profughi.
Questa storia - oltre a essere un'incredibile testimonianza di cosa può fare anche solo un singolo individuo quando determinato - trovo sia interessante perché ci ricorda come le nostre civiltà, le conquiste ottenute (pace, democrazia, benessere,...) siano in realtà dei doni fragili e preziosi. Mi ha ricordato la storia dell'Iran o dell'Afganistan, dove nel corso del Novecento ci sono stati periodi nei quali le donne vestivano all'occidentale, senza velo, ascoltavano musica e sognavano ciò che anche noi sogniamo, mentre oggi le loro nipoti vivono senza i diritti di cui godevano le loro nonne. Anche in Somalia un periodo di relativo benessere (probabilmente limitato ad alcune aree urbane e retto da politiche assolutistiche) ha lasciato il posto alle guerre tribali degli anno novanta che oggi addirittura hanno lasciato il posto a fanatismi religiosi figli dell'ignoranza nella quale i giovani sono cresciuti, privi di istruzione e possibilità e pronti ad abbracciare "teologie della liberazione" che promettono loro una vita migliore. Terribie leggere di come i signori della guerra boicottassero il commercio di banane che i contadini praticavano con l'occidente poiché non potevano trarne guadagno: preferivano affamare i loro concittadini piuttosto che perdere un affare.
Incredibile è poi anche la figura di Hawa Abdi, pronta a perdere la vita pur di portare avanti i suoi ideali - forse anche grazie al fatalismo contadino ereditato dalla nonna che le ricorda che tutti dobbiamo morire e che vale la pena almeno farlo a testa alta, come racconta in occasione della morte di una donna uccisa per essersi opposta ad uno stupro. Una testimonianza preziosa e fiera. Una donna capace di tenere testa agli uomini, per di più in un paese maschilista dove il "povero" marito finisce per andare in crisi davanti ad una donna che guadagna più di lui e realizza più di lui. Una figura che anche in Italia risulterebbe oggi in parte eroica, se si pensa ai tanti femminicidi compiuti da uomini "schiacciati" da donne troppo forti.

lunedì 2 giugno 2014

La ragazza del secolo scorso - R. Rossanda

Libro mollato a pagina 88 (di 385!). Il libro sembra molto interessante, per la testimonianza storica e umana che rende, ma trovo la scrittura inutilmente pomposa, poco scorrevole, manieristica. Forse lo riprenderò in mano, ma non so...

lunedì 28 aprile 2014

Lisario o il piacere infinito delle donne - A. Cilento

Ammiccante fin dal titolo, l'autrice gioca molto nelle prime pagine a stuzzicare il lettore con gli aspetti pruriginosi citati nel titolo, per poi dedicarsi nel romanzo a tutt'altra avventura. L'ho trovato un espediente furbetto - e non necessario - che mi ha guastato in parte la lettura del libro: non amo sentirmi in antagonismo con l'autore, sentirmi una preda caduta nella sua rete. Peccato perché la storia era originale e molto efficace è il quadro storico della Napoli seicentesca di Masaniello, caravaggisti e signorotti napoletani.
Deludente a mio avviso anche, nel finale, l'intreccio e l'esito altamente improbabile del naufragio (resto nel vago per chi volesse leggere) che mi fa sembrare tutto una farsa.
Insomma, un libro da ombrellone.

mercoledì 15 gennaio 2014

Per dieci minuti - Chiara Gamberale

Un libro di cui avevo letto ottimi commenti e presentatomi come un libro da regalare; forse mi aspettavo troppo e di fatto ho trovato pochi spunti interessanti, al di là dell'idea di fondo che sia possibile uscire da/convivere con una depressione cercando di concentrarsi su ciò che di bello la vita può offrirci (banalizzo, ma questo mi è sembrato il succo del libro).
In ogni caso lo consiglierei, ma che sia chiaro che non è poi tutta questa rivelazione...

martedì 10 dicembre 2013

Trilogia de "L'amica geniale" - Ferrante

Ultimo libro letto sono i tre che compongono la trilogia di Elena Ferrante che inizia con "L'amica  geniale". Ho letto i tre libri (in totale 1260 pagine circa) in meno di tre settimane, finendo in uno di quei miei amati/odiati vortici di lettura che tendono a escludere ogni altra attività dalla mia vita.

Alcune idee:
- Un libro con punto di vista femminile, ma credo interessante anche per gli uomini, che ne escono rappresentati in vari modi, anche se più abbozzati che ben descritti.
- E' un vero e proprio romanzo di formazione, bello non solo per lo sfondo storico (Napoli dal dopoguerra a oggi, il 68, ecc..), ma soprattutto per la descrizione della difficoltà di capire se stessi e di costituirsi una propria identità, nella relazione con gli altri (amici che ci influenzano, nel bene e nel male) e con l'ambiente.
- Un po' troppo lungo (l'autrice l'ha diviso in tre libri) e, pur essendo interessante seguire tutti i dettagli della vita della protagonista, a volte ti sembra che ripeta un po' la manfrina, soprattutto nel terzo libro. In ogni caso la lunghezza non è del tutto ingiustificata perché la trilogia ha un procedimento a spirale per il quale, anche se tende a tornare sugli stessi temi, aggiunge e toglie in ogni passaggio.

Lo consiglio, si può leggere anche solo il primo, anche se credo che facendo così non si apprezzi appieno il processo di crescita della protagonista.