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martedì 31 maggio 2016

L'altra sete - A. Torriani

Interessante la descrizione della negazione della malattia (la scoperta del diabete) e quella del dolore per la perdita dell'uomo amato. La descrizione della difficoltà di trovare un senso, un motivo di gioia. In particolare
interessanti alcune descrizioni del dolore fisico dato da certi cortocircuiti mentali.
Carine alcune descrizioni del difficile rapporto madre-figlia, della difficoltà di liberarsi dalle catene materne per una piena autonomia.
Banali alcune scelte stilistiche (se non si è Montale, eviterei frasi come "magra come il suono di una piuma" o "una fila di pigiami in sequenza d'imbarazzo"...).
Ma soprattutto peccato per l'epilogo: spiega l'esordio, cioè (spoiler) come è avvenuta la morte della persona amata e rende tutto banale, inutilmente provocatorio, inutile. Non era necessario sapere il come, soprattutto perché era chiaro da alcuni indizi seminati nel romanzo che fosse avvenuto per un incidente di macchina. Questo bastava: il romanzo si poggiava sulla descrizione di un'assenza, non era fondamentale come fosse avvenuta.
Peccato.

lunedì 11 maggio 2015

Il Perfezionista - R. Chelminski

Ho letto questo libro non per mia pura scelta, ma perché scelto dal gruppo di lettura che si incontra ogni mese per chiacchiere letterarie attorno a una ricca e sempre diversa colazione.

Il libro è la biografia di un chef francese Bernard Loiseau suicidatosi nel 2003 nonostante (o come si capisce leggendolo, poiché!) avesse ottenuto da anni le tre stelle Michelin, massimo riconoscimento in ambito gastronomico, avesse il proprio ristorante, fama internazionale e una famiglia con tre bimbi.
Il libro racconta i retroscena nascosti dietro questa facciata: i debiti per la creazione del proprio paradisiaco resort, la fatica - specialmente negli anni della crisi economica degli anni duemila - delle stagioni invernali per un albergo situato lontano dalle grandi città, la fatica di un settore che richiede un'estrema precisione due volte al giorno tutti i giorni dell'anno (Loiseau non chiudeva mai!), ma soprattutto una probabile sindrome bipolare che gettava Loiseau in depressioni e angosce profonde tanto quanto erano elevati gli eccessivi entusiasmi coi quali quotidianamente affrontava la sua professione e motivava i suoi dipendenti.
Il libro è a mio avviso ben scritto e interessante, perchè affianca al racconto del dramma personale di Loiseau una breve storia della haute gastronomie francese, raccontando percorsi, piatti tipici, invenzioni e carriere di persone che sono per me perfetti sconosciuti, ma che sono in realtà stelle mondiali della cucina francese: Bocuse, Troisgros e molti altri, permettendoti così di farti una cultura in materia e scoprire la genesi e la storia di guide famose come la Michelin o la GaultMillau (che ho scoperto essere ormai "svalutata" nel settore).
Oltre a ciò è molto interessante la storia di Loiseau perchè inevitabilmente ti spinge a porti molte domande sul senso di una ricerca al successo quando essa può diventare così ossessiva da risultare fatale.
Un libro che consiglierei agli amanti della buona cucina, ma non solo!

mercoledì 4 marzo 2015

Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa - M. Calabresi

Un bel libro, di facile e veloce lettura. Il semplice racconto di storie particolari, le storie di persone che hanno seguito i propri sogni, perché almeno "un sogno tiene compagnia, mentre se fallisci facendo qualcosa che non ti piace, allora la beffa è doppia" (p. 4).
Dalla zia dell'autore, che giovane sposina è andata a vivere in Africa per mettere in piedi un ospedale, ai giovani che hanno innovato l'attività di famiglia per sottrarla al fallimento: dal ragazzo genovese che studia come poter ancora fare il pescatore nel 2015 senza andare in perdita al piemontese che riscopre la vecchia macina a pietra e sfrutta la moda del biologico per non dover chiudere il mulino che era stato del padre e ancora prima del nonno, vendendo tramite internet (storia raccontata da La Stampa anche qua).
Un libro che regala voglia di fare, di non arrendersi, di non piangersi addosso. Perché, come dice lo psicologo 88enne Marcello Cesa Bianchi, "finché la trottola gira rimane in piedi, quando si ferma è finito il gioco [...] Non state ad aspettare: fate girare la vostra trottola e non fermatevi di fronte alla prima caduta" (p. 39).
Oltre a ciò, anche storie di "resistenti", di adulti che hanno vissuto una vita resistendo al pessimismo nel quale il dolore può spingere, come le due sorelle Bucci, sopravvissute a Birkenau perchè scambiate per gemelle e quindi tenute in vita per gli esperimenti del dottor Mengele, o seguendo i propri sogni,, come il fratello di Paolo Dall'Oglio, Giovanni Dall'Oglio, medico in Africa.
Un libro piacevole, che risulta però quasi una raccolta di articoli/storie per le quali onestamente non spenderei i 17 euro che costa (libro prestato da mia mamma).

mercoledì 30 luglio 2014

Un'idea di destino - T. Terzani

Questo libro è da leggere come controcanto di libri quali "La fine è il mio inizio". Mostra infatti un Terzani in affanno, decisamente poco "guru" e impegnato a lottare con fatica per definire la propria identità - di giornalista prima ancora che di uomo - e contro la propria depressione.E' interessante infatti vedere gli alti e bassi di Terzani, l'infrangersi dell'entusiasmo per aver colto un briciolo di verità già solo la mattina dopo l'illuminante scoperta.
Interessante anche il rapporto col suo gru delle montagne: in un primo momento lo aiuta a trovare molte risposte, poi gli diventa stretto. Scrive Terzani: "Vivek mi ha aiutato moltissimo [....] perché mi ha fatto vedere le cose da un altro punto di vista nel quale ho trovato conforto, forza e ispirazione per mettere a punto un mio modo di vedere la vita. Non per comperare a scatola chiusa un pacchetto di idee che - a essere cattivo - non vedo funzionare bene neppure col suo rivenditore" (p. 425). La consapevolezza, insomma, che "non c'è una scorciatoia a nulla e l'unica soluzione è quella conosciuta e che l'ultima risorsa siamo noi, una volta messa da parte la speranza di una soluzione altrove" (p.
Alcune sue riflessioni mi hanno colpito: la sua ansia di cercare sempre il nuovo, "questo mio scappare, questo seguire una qualche traccia per andare altrove [anche se ormai il] nuovo è sempre una versione del conosciuto" (p.268).
Bella anche la riflessione sulla fortuna degli europei di avere un luogo dove sentirsi a casa, a differenza degli asiatici (si riferisce in particolare a Macao) dove le città cambiano vorticosamente e ci si trova senza punti di riferimento; scrive alla figlia "A quale immagine di città ricorri quando vuoi sapere chi sei? Quando vuoi trovare la forza di sentirti diversa dal montare della marea altrui? Il vantaggio di noi europei è almeno quello di avera ancora delle città in cui riconoscersi, in cui non tutti i punti di riferimento sono cambiati [...]" (p. 290).