Ho letto questo libro non per mia pura scelta, ma perché scelto dal gruppo di lettura che si incontra ogni mese per chiacchiere letterarie attorno a una ricca e sempre diversa colazione.Il libro è la biografia di un chef francese Bernard Loiseau suicidatosi nel 2003 nonostante (o come si capisce leggendolo, poiché!) avesse ottenuto da anni le tre stelle Michelin, massimo riconoscimento in ambito gastronomico, avesse il proprio ristorante, fama internazionale e una famiglia con tre bimbi.
Il libro racconta i retroscena nascosti dietro questa facciata: i debiti per la creazione del proprio paradisiaco resort, la fatica - specialmente negli anni della crisi economica degli anni duemila - delle stagioni invernali per un albergo situato lontano dalle grandi città, la fatica di un settore che richiede un'estrema precisione due volte al giorno tutti i giorni dell'anno (Loiseau non chiudeva mai!), ma soprattutto una probabile sindrome bipolare che gettava Loiseau in depressioni e angosce profonde tanto quanto erano elevati gli eccessivi entusiasmi coi quali quotidianamente affrontava la sua professione e motivava i suoi dipendenti.
Il libro è a mio avviso ben scritto e interessante, perchè affianca al racconto del dramma personale di Loiseau una breve storia della haute gastronomie francese, raccontando percorsi, piatti tipici, invenzioni e carriere di persone che sono per me perfetti sconosciuti, ma che sono in realtà stelle mondiali della cucina francese: Bocuse, Troisgros e molti altri, permettendoti così di farti una cultura in materia e scoprire la genesi e la storia di guide famose come la Michelin o la GaultMillau (che ho scoperto essere ormai "svalutata" nel settore).
Oltre a ciò è molto interessante la storia di Loiseau perchè inevitabilmente ti spinge a porti molte domande sul senso di una ricerca al successo quando essa può diventare così ossessiva da risultare fatale.
Un libro che consiglierei agli amanti della buona cucina, ma non solo!
