venerdì 12 febbraio 2016

Chirù - M. Murgia

Il libro mi ha subito dato fastidio e i libri che non lasciano indifferenti in genere non sono tempo perso, che piacciano o meno.

In realtà inizialmente mi ha infastidito un dato stilistico e cioè le eccessive (a mio avviso) similitudini, continue nel testo e in generale il linguaggio iperletterario, a mio sentire artificioso.

In realtà alla fine del testo mi sono chiesta se questo stile non volesse riflettere il narcisimo della protagonista, un'attrice supercolta convinta di essere diversa dalla moltitudine che la circonda ed annoia.
Ora che il libro l'ho finito sono perplessa e non so bene che giudizio tributargli. Da un lato infatti la protagonista mi risulta arrogante e antipatica, con la sua pretesa di poter guidare dei giovani in luoghi "eletti" dove senza di lei non sarebbero arrivati; quando mi sono resa conto che questo intendeva quando parlava di "allievo" e "maestra" son rimasta quasi indignata e basita davanti al fatto che della gente possa davvero porsi in tali rapporti. Ma anche questa forse è una reazione "riuscita" da parte della Murgia, che spesso indaga relazione atipiche; relazioni che - per quanto a me possano sembrare assurde - sicuramente vengono vissute ("sai, la gente è strana").
D'altra parte mi sono detta che questa mia "indignazione" forse non era neppure non voluta. Eleonora nel romanzo non viene di sicuro dipinta in modo esclusivamente positivo (non è l'eroina buona, per capirci) e ho ho avuto a un certo punto l'impressione che la protagonista stessa si rendesse conto di tale suo limite, qi questa sua arroganza, o quantomeno che l'autore facesse emergere questo discorso, per esempio nei dialoghi tra essa e il direttore d'orchestra svedese quando discutono il tema dell'eccezionalità e di come in Svezia non sia ben considerata. In realtà però Eleonora stessa nota come il direttore di fatto sia lui stesso eccezionale e non del tutto integrato nell'idea svedese di omologazione, quindi in realtà non son sicura che nel romanzo tale tentativo di emergere venga davvero messo in cattiva luce. In fondo è Eleonora stessa più volte a riflettere su come l'arroganza possa aver valore, quando la superiorità intellettuale è reale (parlando del suo secondo allievo). Boh
In ogni caso non si può certo dire che Eleonora nel romanzo faccia una bella figura: credo che chiunque possa dire che una donna 38enne incapace di accorgersi che sta giocando coi sentimenti di un 18enne sia quantomeno un filo sprovveduta. Eleonora in effetti viene descritta come fragile sentimentalmente, per tutte le ragioni spiegate relativamente alla sua infanzia, sempre sulla difensiva e ostile al mondo intero (la madre la rimprovera di vivere tutto come una lotta), e come lei stessa ammette, nel ragazzo vede la possibilità di guardare il mondo con occhi entusiasti. Senza accorgersi però che questo suo "usare" il ragazzo potesse ferirlo.
E alla fine? Capisce l'errore fatto e matura grazie al direttore d'orchestra? Trova in lui una stabilità che gli permette di chetare le proprie paure. di non aver più bisogno di uno sguardo giovane sul mondo? Io l'ho interpretato così. Chirù di fatto è l'agnello sacrificale che permette a Eleonora di rendersi conto della propria fragilità, accettarla e superarla (anche grazie alla nuova più matura stabilità emotiva). Povero Chirù? Forse anche no, dato che che nel finale pare esser suggerito che questa esperienza gli abbia permesso di scoprire un mondo artistico al quale aspirare, un'ambizione da coltivare. Anche se la stessa viene in parte criticata dalla protagonista quando insegna a Chirù che di consapevolezza "ne basta un po' per allontanarti da quello che non ti sembra all'altezza, ma ne serve tanta di più per tornare indietro a prendertene cura".
Un continuo ondeggiare del testo tra diversi poli, in una sorta di ricerca di equilibrio.
Probabilmente Eleonora è solo una persona, coi suoi limiti e le sue doti; intelligente, spiritosa, generosa, ma al tempo stesso fragile e per questo capace di ferire. Come tutti d'altra parte.
Bon, alla fine, similitudini a parte, credo che questo libro mi sia piaciuto.


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