mercoledì 11 giugno 2014

Lungo cammino verso la libertà - N. Mandela

Un libro meraviglioso e caldamente consigliato, che mi ha fatto scoprire la storia recente del Sudafrica e il sistema dell'apartheid, che conoscevo solo a linee molto generali e che non pensavo avesse radici in una pretesa "terra santa" affidata da dio al popolo afrikaner (quante somiglianze con un altro famoso, ancora vivo, conflitto territoriale...) né che potesse arrivare a misure quali il rinnovo della pena al suo scadere, senza nuove imputazioni (nel senso che finiti i tre anni che ti avevano dato, decidevano di dartene altri tre senza fare un nuovo processo!); ma che mi ha fatto scoprire anche la lotta di Mandela, di cui ignoravo le fasi ed evoluzioni.

In questa autobiografia Mandela ripercorre tutta la sua vita dall'infanzia al giorno della sua elezione a presidente del Sudafrica.
Il libro, denso e ricco di particolari e di nomi irricordabili, è di facile lettura e non annoia mai. Ma soprattutto è ricco di frasi memorabili e di spunti di riflessione.

SCHIAVITU' DI OPPRESSORI ED OPPRESSI
Il primo spunto lo offre la vita stessa di Mandela, il quale riesce a comprendere la necessità di mettere da parte di rancore per le ingiustizie subite in nome di un'armonia comune; poiché - e questa è una comprensione del problema difficile e rara negli oppressi - anche chi opprime è in realtà vittima: "Chi priva gli altri della libertà è prigioniero dell'odio, è chiuso dietro le sbarre del pregiudizio e della ristrettezza mentale. L'oppresore e l'oppresso sono entrambi derubati della loro umanità" (ed. UE Feltrinelli, 2008, pg. 578-9).

VIOLENZA
Un secondo elemento di interesse - per una pacifista come me, sempre interrogata però dal ricordo della lotta armata partigiana, è stato il capitolo sulla lotta armata e la scelta, difesa da Mandela, di ricorrere al terrorismo. Premesso che Mandela stesso lottò per un terrorismo che non arrecasse danno alle persone ma solo alle strutture - riflettendo intelligentemente su quando dividesse ancora, dopo 50 anni, il ricordo della sanguinosa guerra anglo-boera (p. 273) - egli afferma a un certo punto che "è l'oppressore a definire la natura dello scontro, e all'oppresso talvolta non resta altra scelta se non usare metodi che rispecchiano quelli dell'oppressore" (p. 166).

RESISTENZA
Interessante anche l'esperienza di 30 anni di carcere. Mandela scrive che "la sfida che si poneva a ogni detenuto, e in particolare ai politici, era quella di sopravvivere al carcere mantenendo la propria integrità [poiché] le autorità carcerarie tentano di sfruttare ogni debolezza, di frustrare ogni iniziativa, di negare ogni manifestazione di individualità, sempre col proposito di spegnere la scintilla di umanità che fa di ognuno di noi ciò che siamo" (p. 371).
Alla fine Mandela finisce per comprendere come "il coraggio non [sia] la mancanza di paura, ma la capacità di vincerla" (p. 577). Chapeau.

LOTTA ALL'IGNORANZA
Infine interessante l'esperienza e le riflessioni sull'importanza di comprendere come spesso il "nemico" sia contro di noi semplicemente perché indottrinato e ignorante. Molti guardiani incontrati in prigione iniziano ad avere rispetto di Mandela e dei suoi compagni, scoprendoli diversi dai pazzi terroristi descritti dal governo: "Era precisamente quello il motivo per cui il National Party avversava così fortemente qualsiasi forma di integrazione. Solo un elettorato bianco indottrinato con l'idea della minaccia nera, ignaro degli ideali e della politica africani poteva sostenere la mostruosa filosofia razzista del National Party. La conoscenza, in quel caso, non avrebbe generato disprezzo, ma comprensione e persino armonia" (p. 242).

Insomma, un libro da tenere; per tornarci su, per rifletterci e non dimenticare.

Nessun commento:

Posta un commento