Un libro che mi ha colpito perché racconta il dramma dei desaparecidos argentini dal punto di vista di un bambino.
In realtà poco viene raccontato di questa realtà - per capirci, non consiglierei questo libro a qualcuno che volesse approfondire gli eventi del golpe argentino; l'attenzione è piuttosto concentrata sulle reazioni di un ragazzino di dieci anni al rischio della perdita dei propri legami fondamentali: l'amico del cuore, il proprio quartiere, ma soprattutto i propri genitori.
Molto intense le pagine relative ai legami ed affetti, scritte dal narratore ormai cresciuto mantenendo però il punto di vista del sè bambino. Molto poetiche, composte in brevi capitoli ricchi di immagini oniriche e ironiche; pagine poco politiche, che preferiscono concentrarsi nel tentativo di ridare senso a una vita, a una narrazione, interrotta anzitempo senza aver avuto il tempo e la possibilità di affidare ad un bambino una bussola che gli permettesse di ricostruire un significato, una logica spiegazione.
Forse un limite di questo romanzo è l'eccessivo accumulo di riflessioni, spesso condivisibili, almeno dal mio punto di vista, anche se non particolarmente originali; sui pericoli del potere ("Chi ha il potere di Ciro tende a dimenticare che il potere genera responsabilità e preferisce credere che il male stia sempre negli altri"), sul valore dell'insegnamento ("[...] i maestri di oggi, [...] erigono barricate contro un nemico più grande e insidioso. Il fatto che continuino il loro lavoro, giorno dopo giorno, è un affronto ai poteri del mondo, che incoraggiano l'ignoranza delle masse [...]), sulla paternità, su come è cambiata nel tempo a seguito della crisi delle nostre identità personali, a seguito della difficoltà odierna di rappresentare "una figura unica, tutta d'un pezzo", sul valore dell'insegnamento di chi ci ha preceduti ("Le nostre vite si affacciano sull'orizzonte delle vite passate [...] che sono state un ponte tra ciò che è stato e ciò che è, e ci hanno consentito il passaggio, il transito sull'abisso, il raggiungimento di una montagna che è più alta di tutte le precedenti - ma non è l'ultima").
Infine molto bella la descrizione delle reazioni di un ragazzo di fronte a ciò che non capisce, la difficoltà di accettare alcune scelte degli adulti che paiono inutilmente vessatorie; pagine che ci riportano un po' indietro, ricordandoci ciò che si provava crescendo, adattandosi al mondo apprendendo piano piano le logiche sottese al "principio di necessità".
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