venerdì 28 febbraio 2014

L'eliminazione - R. Panh

Un altro di quei libri che vorresti che tutti leggessero. Racconta la storia incredibile di ciò che è avvento in Cambogia dopo la presa al potere di Pol Pot. L'autore, figlio tredicenne di un politico e professore, viene deportato con tutta la famiglia, che viene dispersa e decimata poco a poco, costretta a diventare "popolo vecchio", cioè contadino, operaio o tecnico della rivoluzione. In un piano folle, dominato da slogan e lavaggi di cervello, intellettuali, medici, professori, sono spogliati di ogni loro competenza, gli ospedali vengono affidati a contadini, le medicine considerate frutto del demonio occidentale e - cosa agghiacciante - la vita umana perde qualsiasi valore.
Più si procede con la lettura, che alterna i ricordi del ragazzo alle interviste che fa, adulto, a Duch, il maggiore aguzzino del campo di tortura S21, più il libro senza frutto di fantasia; sembra incredibile sia accaduto meno di quarant'anni fa...
Quello che fa più paura però è la capacità disumanizzante delle divise e degli ordini. Come scrive l'autore "Non  c'è dunque coscienza: niente interiorità. Duch conosce solo la relazione con l'altro e questa passa per l'autorità, la sottomissione e gli ordini". Ricorda l'autore Anna Arendt e la banalità del male, ma cerca di andare oltre, a porre l'accento sull' "uomo pensante" che veste quella divisa e che ne deve assumere le responsabilità.

Libri come questi vanno letti, per non dimenticare i danni della violenza, che, come ricorda l'autore all'inizio del libro, purtroppo spesso penetra nelle viscere delle vittime, pronta a trasformarle in nuovi aguzzini "E' cos' che si perpetua la violenza. Il male che mi è stato fatto, adesso è dentro di me. Potente. Mi controlla. Ci vorranno tanti anni tanti incontri, tante lacrime, tanti libri, per riuscire a tenerlo a bada"

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