domenica 3 agosto 2014

Expo 58 - J. Coe


Un romanzo leggero, ben scritto, col pregio di raccontare una Bruxelles del 1958, un'atmosfera e un periodo storico particolare: quello dell'incontro tra culture e nazioni alla Esposizione Universale del 1958 in Belgio, la prima dopo la seconda guerra mondiale.
Il libro presenta un intrigo da spy-story ma in realtà delinea anche uno spaccato sulla società postbellica,dove gli impegni coniugali e la rincorsa della felicità individuale erano frenati dai vincoli sociali e dalle regole piccolo borghesi.
Il romanzo quindi racconta la possibile fuga dalla routine coniugale con un protagonista dilaniato dalla scelta tra una felicità possibile, ma socialmente inaccettabile e una routine rassicurante, ma noiosa e triste.
Un libro da compagnia, ma con qualche pretesa di contenuto. Piacevole ma non essenziale.

mercoledì 30 luglio 2014

Un'idea di destino - T. Terzani

Questo libro è da leggere come controcanto di libri quali "La fine è il mio inizio". Mostra infatti un Terzani in affanno, decisamente poco "guru" e impegnato a lottare con fatica per definire la propria identità - di giornalista prima ancora che di uomo - e contro la propria depressione.E' interessante infatti vedere gli alti e bassi di Terzani, l'infrangersi dell'entusiasmo per aver colto un briciolo di verità già solo la mattina dopo l'illuminante scoperta.
Interessante anche il rapporto col suo gru delle montagne: in un primo momento lo aiuta a trovare molte risposte, poi gli diventa stretto. Scrive Terzani: "Vivek mi ha aiutato moltissimo [....] perché mi ha fatto vedere le cose da un altro punto di vista nel quale ho trovato conforto, forza e ispirazione per mettere a punto un mio modo di vedere la vita. Non per comperare a scatola chiusa un pacchetto di idee che - a essere cattivo - non vedo funzionare bene neppure col suo rivenditore" (p. 425). La consapevolezza, insomma, che "non c'è una scorciatoia a nulla e l'unica soluzione è quella conosciuta e che l'ultima risorsa siamo noi, una volta messa da parte la speranza di una soluzione altrove" (p.
Alcune sue riflessioni mi hanno colpito: la sua ansia di cercare sempre il nuovo, "questo mio scappare, questo seguire una qualche traccia per andare altrove [anche se ormai il] nuovo è sempre una versione del conosciuto" (p.268).
Bella anche la riflessione sulla fortuna degli europei di avere un luogo dove sentirsi a casa, a differenza degli asiatici (si riferisce in particolare a Macao) dove le città cambiano vorticosamente e ci si trova senza punti di riferimento; scrive alla figlia "A quale immagine di città ricorri quando vuoi sapere chi sei? Quando vuoi trovare la forza di sentirti diversa dal montare della marea altrui? Il vantaggio di noi europei è almeno quello di avera ancora delle città in cui riconoscersi, in cui non tutti i punti di riferimento sono cambiati [...]" (p. 290).

domenica 27 luglio 2014

Pane e tempesta - S. Benni

Un libro, un divertissement. Le storie stralunate, magiche e poetiche di un borgo di montagna - isolato, povero ma felice - minacciato dalla civiltà - magnona e mangiasogni.
Un libro che si lascia leggere con piacere, scivolando tra gnomi e nomi fantastici tipici della penna di Stefano Benni; il quale però ripete un po' troppo se stesso tanto che sembra di leggere un libro già letto: i buoni e i cattivi, il bianco e il nero, una visione semplicistica della civiltà moderna, che però di sicuro ne sottolinea i pericoli, reali. E che ci ricorda di sognare sempre il meglio, di non dimenticare l'importanza dei rapporti umani e di resistere di fronte alle tempeste perché "il tempo è un grande fiume. [...] Anche se quell'acqua a volte è torbida, sappi che il grande fiume scorre limpido, prima e dopo di noi".
Un libro che non mi dispiace aver letto, ma neppure di aver (p)reso in biblioteca.

martedì 15 luglio 2014

Il Budda delle periferie - H. Kureishi

Ottimo libro, sia da un punto di vista stilistico che di contenuto.
La scrittura scorre veloce, rendendo la lettura piacevole e avvolgente, senza raggiungere vette poetiche ma permettendo di godersi il testo e il contenuto, a mio avviso il vero cuore di questo libro.
L'autore infatti, raccontando la maturazione del giovane ragazzo anglo-indiano Karim, riesce sia a dare un interessante ritratto della Londra anni Settanta da un punto di vista culturale - la musica hippy, il desiderio di liberazione sessuale, il bisogno di evadere da una società centrata sul lavoro e i doveri - e politico - la lotta di classe, le tensioni tra la comunità nera e quella bianca - sia, soprattutto, a tracciare un'interessantissima analisi dei rapporti umani creando un campionario di possibili errori e difficoltà incarnate in ogni coppia del romanzo: i due zii indiani, chiusi - soprattutto il marito - nella loro cultura d'origine e incapaci di aprirsi al nuovo, gli zii britannici, incapaci a loro volta di uscire da schemi sociali rigidi e precostituiti (anche se Ted mostrerà una strada di liberazione), i genitori di Karim, incapaci di ascoltarsi e parlarsi dopo anni di matrimonio e routine, nonostante la presunta e quantomai vaga "saggezza" che il padre vende agli inglesi bisognosi di trovare il proprio "Budda", e al tempo stesso anche la nuova coppia che il padre forma con la nuova donna, Eva, alla ricerca di una felicità nuova, libera dalle costrizioni borghesi matrimoniali, fuoco di paglia che finisce per essere suggellato da un matrimonio arrivato quando ormai i due amanti hanno smesso di ascoltarsi e osservarsi. Il trionfo dell'inascolto, delle relazioni che non trovano una via di dialogo che permetta un percorso condiviso: non si salva per Karim la relazione con l'amica d'infanzia Jamila, con l'amico Charlie, con l'amata Eleanor, con un fratello pressoché sconosciuto, ecc... Per ognuno di essi resta immutato l'affetto, ma l'incapacità di condividere i percorsi e di capire quelli altrui porta alla triste solitudine di ognuno e del protagonista.
Un finale un po' amaro quello del romanzo, che si chiude per Karim con una scelta lavorativa non troppo diversa dal lavoro impiegatizio del padre, e con una cena che dovrebbe essere una festa, nella quale però emerge solo, a mio avviso, la presa di coscienza del protagonista - "felice e triste" al tempo stesso - relativamente all'impossibilità di elevarsi da  una situazione di anaffettività e solitudine, riempita dalla vicinanza della famiglia allargata, presente e vicina, ma fondamentalmente distante e incapace di comprenderlo a fondo. Certo, il romanzo finisce con una frase di speranza ("Forse in futuro avrei vissuto con maggiore profondità. [...] Pesavo a che casino era stata la vita finora, e che non sarebbe andata sempre così"), ma sta a noi aver fiducia nel fatto che quelle di Karim non siano solo speranze. E soprattutto cercare di costruirci una vita diversa!

giovedì 19 giugno 2014

Un arcobaleno nella notte - D. Lapierre

Libro molto interessante, che ho letto dopo l'autobiografia di Mandela e che consiglio di leggere come complementare ad esso.
Il libro infatti riempie alcuni buchi che l'autobiografia di Mandela, già ricchissima, non riesce e non vuole tappare; soprattutto il volume aiuta a farsi un quadro della situazione che ha portato all'apartheid, raccontando la genesi del processo di colonizzazione del Sudafrica dal XVII secolo e lo scontro tra boeri e inglesi.
Inoltre racconta due storie di boeri che rifiutano le leggi dell'apartheid per schierarsi - in modo diverso - nella lotta per i diritti dei neri.
Il libro però racconta a mio avviso in modo molto scarno l'avventura di Mandela e non permette di comprenderne la reale figura, le scelte e la grandezza del personaggio.
Un libro quindi interessante (soprattutto nella prima parte storica), ma assolutamente in secondo piano rispetto all'autobiografia di Mandela!

mercoledì 11 giugno 2014

Lungo cammino verso la libertà - N. Mandela

Un libro meraviglioso e caldamente consigliato, che mi ha fatto scoprire la storia recente del Sudafrica e il sistema dell'apartheid, che conoscevo solo a linee molto generali e che non pensavo avesse radici in una pretesa "terra santa" affidata da dio al popolo afrikaner (quante somiglianze con un altro famoso, ancora vivo, conflitto territoriale...) né che potesse arrivare a misure quali il rinnovo della pena al suo scadere, senza nuove imputazioni (nel senso che finiti i tre anni che ti avevano dato, decidevano di dartene altri tre senza fare un nuovo processo!); ma che mi ha fatto scoprire anche la lotta di Mandela, di cui ignoravo le fasi ed evoluzioni.

In questa autobiografia Mandela ripercorre tutta la sua vita dall'infanzia al giorno della sua elezione a presidente del Sudafrica.
Il libro, denso e ricco di particolari e di nomi irricordabili, è di facile lettura e non annoia mai. Ma soprattutto è ricco di frasi memorabili e di spunti di riflessione.

SCHIAVITU' DI OPPRESSORI ED OPPRESSI
Il primo spunto lo offre la vita stessa di Mandela, il quale riesce a comprendere la necessità di mettere da parte di rancore per le ingiustizie subite in nome di un'armonia comune; poiché - e questa è una comprensione del problema difficile e rara negli oppressi - anche chi opprime è in realtà vittima: "Chi priva gli altri della libertà è prigioniero dell'odio, è chiuso dietro le sbarre del pregiudizio e della ristrettezza mentale. L'oppresore e l'oppresso sono entrambi derubati della loro umanità" (ed. UE Feltrinelli, 2008, pg. 578-9).

VIOLENZA
Un secondo elemento di interesse - per una pacifista come me, sempre interrogata però dal ricordo della lotta armata partigiana, è stato il capitolo sulla lotta armata e la scelta, difesa da Mandela, di ricorrere al terrorismo. Premesso che Mandela stesso lottò per un terrorismo che non arrecasse danno alle persone ma solo alle strutture - riflettendo intelligentemente su quando dividesse ancora, dopo 50 anni, il ricordo della sanguinosa guerra anglo-boera (p. 273) - egli afferma a un certo punto che "è l'oppressore a definire la natura dello scontro, e all'oppresso talvolta non resta altra scelta se non usare metodi che rispecchiano quelli dell'oppressore" (p. 166).

RESISTENZA
Interessante anche l'esperienza di 30 anni di carcere. Mandela scrive che "la sfida che si poneva a ogni detenuto, e in particolare ai politici, era quella di sopravvivere al carcere mantenendo la propria integrità [poiché] le autorità carcerarie tentano di sfruttare ogni debolezza, di frustrare ogni iniziativa, di negare ogni manifestazione di individualità, sempre col proposito di spegnere la scintilla di umanità che fa di ognuno di noi ciò che siamo" (p. 371).
Alla fine Mandela finisce per comprendere come "il coraggio non [sia] la mancanza di paura, ma la capacità di vincerla" (p. 577). Chapeau.

LOTTA ALL'IGNORANZA
Infine interessante l'esperienza e le riflessioni sull'importanza di comprendere come spesso il "nemico" sia contro di noi semplicemente perché indottrinato e ignorante. Molti guardiani incontrati in prigione iniziano ad avere rispetto di Mandela e dei suoi compagni, scoprendoli diversi dai pazzi terroristi descritti dal governo: "Era precisamente quello il motivo per cui il National Party avversava così fortemente qualsiasi forma di integrazione. Solo un elettorato bianco indottrinato con l'idea della minaccia nera, ignaro degli ideali e della politica africani poteva sostenere la mostruosa filosofia razzista del National Party. La conoscenza, in quel caso, non avrebbe generato disprezzo, ma comprensione e persino armonia" (p. 242).

Insomma, un libro da tenere; per tornarci su, per rifletterci e non dimenticare.

lunedì 2 giugno 2014

La ragazza del secolo scorso - R. Rossanda

Libro mollato a pagina 88 (di 385!). Il libro sembra molto interessante, per la testimonianza storica e umana che rende, ma trovo la scrittura inutilmente pomposa, poco scorrevole, manieristica. Forse lo riprenderò in mano, ma non so...