domenica 16 marzo 2014

Sono graditi visi sorridenti - Franco e Andrea Antonello

La fascetta, la frase fatta che ti viene in mente subito è "Il libro che tutti i genitori dovrebbero leggere".
Questo libro racconta la storia (vera) di Franco e suo figlio Andrea, che a quattro anni diventa autistico. Racconta la lotta del padre per aiutare il figlio a comunicare, a vivere una vita il più possibile a contatto con le persone, sentendosi amato.
Forse la cosa più bella del libo è la (tras)formazione di Franco, il padre: da uomo disperato a padre felice e impegnato, al fianco di suo figlio. Ci insegna che a volte quella che può sembrare una tragedia, in realtà può rivelare potenzialità impreviste. 
Il libro non vuole essere un saggio scientifico e per esempio non specifica che i gradi di autismo sono vari e che non tutti possono fare i progressi che ha fatto Andrea, che ora riesce a comunicare, scrivendo da solo tramite il computer. Però quello che colpisce è che si ha la netta percezione che i risultati raggiunti da Andrea sono il frutto del lavoro e dell'impegno del padre e di chi gli è stato vicino, ed è chiaro, dopo la lettura, che anche se non sappiamo fin dove arriveranno i nostri sforzi per aiutare le persone attorno a noi, questi sforzi frutteranno comunque e daranno a queste persone molto di più di quello che avrebbero avuto senza di essi.
Interessante infine il punto di vista di Andrea, la sua voce che ci ricorda che gli autistici si isolano non perché non vogliono la compagnia degli altri, ma perché fanno un'enorme fatica a gestirla, e che anzi anelano all'amicizia, alla compagnia, e all'integrazione scolastica più di ogni altra cosa.
Bellissimo.

venerdì 28 febbraio 2014

L'eliminazione - R. Panh

Un altro di quei libri che vorresti che tutti leggessero. Racconta la storia incredibile di ciò che è avvento in Cambogia dopo la presa al potere di Pol Pot. L'autore, figlio tredicenne di un politico e professore, viene deportato con tutta la famiglia, che viene dispersa e decimata poco a poco, costretta a diventare "popolo vecchio", cioè contadino, operaio o tecnico della rivoluzione. In un piano folle, dominato da slogan e lavaggi di cervello, intellettuali, medici, professori, sono spogliati di ogni loro competenza, gli ospedali vengono affidati a contadini, le medicine considerate frutto del demonio occidentale e - cosa agghiacciante - la vita umana perde qualsiasi valore.
Più si procede con la lettura, che alterna i ricordi del ragazzo alle interviste che fa, adulto, a Duch, il maggiore aguzzino del campo di tortura S21, più il libro senza frutto di fantasia; sembra incredibile sia accaduto meno di quarant'anni fa...
Quello che fa più paura però è la capacità disumanizzante delle divise e degli ordini. Come scrive l'autore "Non  c'è dunque coscienza: niente interiorità. Duch conosce solo la relazione con l'altro e questa passa per l'autorità, la sottomissione e gli ordini". Ricorda l'autore Anna Arendt e la banalità del male, ma cerca di andare oltre, a porre l'accento sull' "uomo pensante" che veste quella divisa e che ne deve assumere le responsabilità.

Libri come questi vanno letti, per non dimenticare i danni della violenza, che, come ricorda l'autore all'inizio del libro, purtroppo spesso penetra nelle viscere delle vittime, pronta a trasformarle in nuovi aguzzini "E' cos' che si perpetua la violenza. Il male che mi è stato fatto, adesso è dentro di me. Potente. Mi controlla. Ci vorranno tanti anni tanti incontri, tante lacrime, tanti libri, per riuscire a tenerlo a bada"

sabato 8 febbraio 2014

Kamchatka - Marcelo Figueras

Un libro che mi ha colpito perché racconta il dramma dei desaparecidos argentini dal punto di vista di un bambino. 

In realtà poco viene raccontato di questa realtà - per capirci, non consiglierei questo libro a qualcuno che volesse approfondire gli eventi del golpe argentino; l'attenzione è piuttosto concentrata sulle reazioni di un ragazzino di dieci anni al rischio della perdita dei propri legami fondamentali: l'amico del cuore, il proprio quartiere, ma soprattutto i propri genitori.
Molto intense le pagine relative ai legami ed affetti, scritte dal narratore ormai cresciuto mantenendo però il punto di vista del sè bambino. Molto poetiche, composte in brevi capitoli ricchi di immagini oniriche e ironiche; pagine poco politiche, che preferiscono concentrarsi nel tentativo di ridare senso a una vita, a una narrazione, interrotta anzitempo senza aver avuto il tempo e la possibilità di affidare ad un bambino una bussola che gli permettesse di ricostruire un significato, una logica spiegazione.

Forse un limite di questo romanzo è l'eccessivo accumulo di riflessioni, spesso condivisibili, almeno dal mio punto di vista, anche se non particolarmente originali; sui pericoli del potere ("Chi ha il potere di Ciro tende a dimenticare che il potere genera responsabilità e preferisce credere che il male stia sempre negli altri"), sul valore dell'insegnamento ("[...] i maestri di oggi, [...] erigono barricate contro un nemico più grande e insidioso. Il fatto che continuino il loro lavoro, giorno dopo giorno, è un affronto ai poteri del mondo, che incoraggiano l'ignoranza delle masse [...]), sulla paternità, su come è cambiata nel tempo a seguito della crisi delle nostre identità personali, a seguito della difficoltà odierna di rappresentare "una figura unica, tutta d'un pezzo", sul valore dell'insegnamento di chi ci ha preceduti ("Le nostre vite si affacciano sull'orizzonte delle vite passate [...] che sono state un ponte tra ciò che è stato e ciò che è, e ci hanno consentito il passaggio, il transito sull'abisso, il raggiungimento di una montagna che è più alta di tutte le precedenti - ma non è l'ultima").

Infine molto bella la descrizione delle reazioni di un ragazzo di fronte a ciò che non capisce, la difficoltà di accettare alcune scelte degli adulti che paiono inutilmente vessatorie; pagine che ci riportano un po' indietro, ricordandoci ciò che si provava crescendo, adattandosi al mondo apprendendo piano piano le logiche sottese al "principio di necessità".

sabato 18 gennaio 2014

Come fossi solo - Marco Magini

"A Srebrenica l'unico modo per restare innocenti era morire"

 Siamo tutti concordi nel dichiarare orribili fatti come quelli accaduti a Srebrenica, l'eliminazione di 10.000 persone in pochi giorni, in nome di una presunta purezza etnica.
Diverso però è essere lì, affianco alle persone che stanno per andare a morire, affianco ai loro carnefici. Ad un certo punto, ciò che già sapevi diventa chiaro a livello viscerale, diventa incredibile che ci sia qualcuno che possa pensarla diversamente, diventa urgente il bisogno di fare qualcosa, di parlarne con qualcuno, il chiedersi se mai potrà risuccedere e cosa possiamo fare perché ciò non accada, e in parte serpeggia anche la paura di trovarsi davvero lì un giorno e il timore di non poter davvero fare qualcosa se l'uomo dopo tanti secoli e tante stragi, ancora non ha capito...
Tra i tanti motivi per cui questo libro mi è piaciuto subito è proprio per la sua capacità di farci percepire fisicamente l'orrore e l'assurdità delle guerre, di catapultarci nel bel mezzo di quelle afose di giornate, in particolare di quelle dettate da odii razziali. Trovo azzeccata la fascetta di copertina che domanda "Srebrenica 1995. Ma noi dove eravamo?". Pone una giusta domanda poichè, di là di dove fossimo allora, grazie a questo libro ci ritroviamo dove non avremmo comunque potuto essere, cioè esattamente lì. Mi piace sperare che chiunque legga questo libro e soffra con le vittime (e in parte coi "carnefici"), non possa mai compiere tali azioni o essere favorevole a divisioni etniche.

Un secondo motivo per cui amo molto questo libro è perché non si esaurisce con la vicenda di Srebrenica. Come ho avuto modo di ripetere più volte agli amici, questo libro riesce a rendere il dramma umano di tutte le persone coinvolte, il quale esula dalla vicenda singola di Srebrenica e diventa così paradigma di un problema più ampio relativo alle responsabilità umane. 

Un libro che farei leggere a scuola, o che consiglierei, se avessi ragazzi in età da liceo. Un libro da diffondere, affinché certe cose possano non riaccadere non solo perché sappiamo essere sbagliate ma anche perché soffriamo a causa di esse.

mercoledì 15 gennaio 2014

Per dieci minuti - Chiara Gamberale

Un libro di cui avevo letto ottimi commenti e presentatomi come un libro da regalare; forse mi aspettavo troppo e di fatto ho trovato pochi spunti interessanti, al di là dell'idea di fondo che sia possibile uscire da/convivere con una depressione cercando di concentrarsi su ciò che di bello la vita può offrirci (banalizzo, ma questo mi è sembrato il succo del libro).
In ogni caso lo consiglierei, ma che sia chiaro che non è poi tutta questa rivelazione...

martedì 10 dicembre 2013

Trilogia de "L'amica geniale" - Ferrante

Ultimo libro letto sono i tre che compongono la trilogia di Elena Ferrante che inizia con "L'amica  geniale". Ho letto i tre libri (in totale 1260 pagine circa) in meno di tre settimane, finendo in uno di quei miei amati/odiati vortici di lettura che tendono a escludere ogni altra attività dalla mia vita.

Alcune idee:
- Un libro con punto di vista femminile, ma credo interessante anche per gli uomini, che ne escono rappresentati in vari modi, anche se più abbozzati che ben descritti.
- E' un vero e proprio romanzo di formazione, bello non solo per lo sfondo storico (Napoli dal dopoguerra a oggi, il 68, ecc..), ma soprattutto per la descrizione della difficoltà di capire se stessi e di costituirsi una propria identità, nella relazione con gli altri (amici che ci influenzano, nel bene e nel male) e con l'ambiente.
- Un po' troppo lungo (l'autrice l'ha diviso in tre libri) e, pur essendo interessante seguire tutti i dettagli della vita della protagonista, a volte ti sembra che ripeta un po' la manfrina, soprattutto nel terzo libro. In ogni caso la lunghezza non è del tutto ingiustificata perché la trilogia ha un procedimento a spirale per il quale, anche se tende a tornare sugli stessi temi, aggiunge e toglie in ogni passaggio.

Lo consiglio, si può leggere anche solo il primo, anche se credo che facendo così non si apprezzi appieno il processo di crescita della protagonista.